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    June 07

    Un inverno molto piovoso

    Lo squillo del citofono era il segnale.
    Bisognava essere veloci, attraversare il corridoio a perdifiato, entrare nella stanza al buio e accovacciarsi sotto il letto, silenziosamente. Tecniche studiate da anni.
    Ormai non facevano più nemmeno la fatica di andarla a cercare, bisognava solo aspettare.
    Se da lì a breve qualcuno fosse entrato in camera e avesse acceso la luce era solo per darle il via libera.

    Non lo trovava un nascondino divertente, ma necessario.
    Ogni anno, da 8 anni sempre lo stesso gioco a cui lui pazientemente si prestava e puntualmente, da 8 anni, non ricevendo risposta, ripiegava sul portinaio che le avrebbe consegnato al posto suo, come ogni anno, il suo regalo di compleanno.

    Le confezioni erano sempre appetibili, coloratissime e piene di fiori, eppure mai scartate.
    Rimanevano intatte senza destare in lei la minima curiosità. Non faceva nemmeno la fatica di muoverle per capire cosa potessero mai contenere. Le guardava con diffidenza ritendendo molto più utile riciclarle con l'amichetta di turno al prossimo compleanno.

    Quell'anno volle dargli una possibilità. La carta in cui era avvolto non era granchè, ma il regalo era voluminoso, sottile ma voluminoso. Lo posò su letto e si guardaronno a lungo, lei e il regalo, finchè non si decise. Pochi minuti dopo quello che le occupava metà letto si rivelò essere un aquilone.
    Giallo, classica forma romboidale con una grande farfalla sopra. Nessuno le aveva mai regalato un aquilone, era una cosa inutile ma le piaceva l'idea di averne finalmente uno con cui giocare.

    Corse in balcone, il vento soffiava leggero ed era ansiosa di veder spiccare il volo a quella gialla farfalla.
    Lo lanciò, tenendo forte la cordicella tra le mani, ma l'aquilone non fece molta strada.
    Rimase appeso tra il secondo e il primo piano, fissando il vuoto a testa in giù.

    Il gatto, acciambellato sul davanzale della finestra, sbadigliò e riprese a dormire.
    Lei guardava l'aquilone con pietà, come se la colpa fosse tutta di quel rombo giallo incapace di cogliere la corrente per volare. L'euforia del momento si spense e condannò l'aquilone alla fine che meritava: lasciata andare dalle mani la cordicella rossa per cui lo teneva, indifferente, lo guardò precipitare fino al cortile sotto casa e lì lo abbandono.

    Fu un inverno molto piovoso.


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